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	<title>lgalli &#187; Italy</title>
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		<title>Agosto nella Città di M.</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 14:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lgalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era da anni che non mi ritrovavo nel mezzo di agosto a Milano &#8212; non so ancora per quanto eh&#8230; Come che sia, intanto si mette alla prova l&#8217;affermazione non infrequente per cui Milano d&#8217;agosto è meravigliosa, bellissima, a misura &#8230; <a href="http://www.lgalli.it/it/italiano-agosto-nella-citta-di-m/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era da anni che non mi ritrovavo nel mezzo di agosto a Milano &#8212; non so ancora per quanto eh&#8230;</p>
<p>Come che sia, intanto si mette alla prova l&#8217;affermazione non infrequente per cui Milano d&#8217;agosto è meravigliosa, bellissima, a misura d&#8217;uomo etc. Be&#8217;, ho qualche dubbio. Sì, non c&#8217;è il solito <em>casino</em>. Quindi, specie in auto, moto, bici, mezzi propri insomma (anche a piedi!), ci si sposta rapidi come il fulmine (<a href="http://www.twitter.com/matteopenzo">@matteopenzo</a> ha twittato che è come avere il teletrasporto; vicino al vero prendendo come metro i tempi normali). L&#8217;aria è più pulita. Sa di aria. Ma ci sono alcune sproporzioni, stranezze, disequilibri che mettono un po&#8217; a disagio. Un disagio sottile, intendiamoci. I problemi veri sono per quelli che stanno da soli, per l&#8217;età, per un acciacco, per un handicap, per qualunque disastro della vita pratica. Me la si passi, qui mi tengo su una chiacchiera leggera. Dicevo, paradossalmente, il fatto che non ci sia il solito <em>casino </em>fa sorgere uno strano disagio: una sovrabbondanza di case palazzi strade, persino parcheggi! e pochissime persone in giro &#8212; un paesaggio scandinavo, ma con il caldo della pianura padana e la solita vaga sozzura italica.</p>
<p>Poi: sproporzioni tra i tipi umani e professionali. I turisti di solito a Milano non si notano molto tutto sommato, se non in posti precisi, e anche lì magari affogano nel <em>casino</em>. Ad agosto no. Sono passato da corso Como e forse per la prima volta l&#8217;ho visto esclusivamente popolato (si fa per dire) da coppiette con trolley, coloriti nordici arrossati dal sole, e giapponesine piegate sulle riviste di moda, fotografia (o sullo scontrino della carta di credito&#8230; erano a un passo dal 10). Sui tipi professionali: l&#8217;andatura e le facce non tradiscono, i capi sono tutti in vacanza. <em>Qualcuno c&#8217;è in ufficio però</em>. Eccoli. E delle cose devono pure restare aperte. La ricicleria dove ho buttato putt***e rimaste lì da tempo immemore era lì a disposizione, con tanto di personale. E come si diceva, ci sono pure tutti gli altri con i problemi veri.</p>
<p>Ah, <a href="http://milano.corriere.it/aperto-agosto.shtml">sul sito del corrierone hanno messo online una mappa con i posti aperti</a> (mappa <em>by Bing</em> si noti): bene, buona idea, anche se l&#8217;esperienza di ricerca e  navigazione non è proprio straordinaria&#8230; girando per categorie la  classificazione è veramente troppo granulare. Meglio se si parte da un indirizzo specifico: i punti di interesse però sono segnalati tutti con un pallino colorato. Certo, i codici colore, ma mica si riconoscono subito, e forse nemmeno alla terza volta&#8230; magari sarebbe stato meglio semplificare con poche icone più immediatemente intelligibili. Chissà se e come va dal telefono (ehm, iPhone et similia intendo). Cercherò.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-924" title="mi-bing" src="http://www.lgalli.it/wp-content/uploads/2010/08/mi-bing.jpg" alt="" width="601" height="700" /></p>
<p>Resta l&#8217;impressione di una roba che non gira nella realtà (a prescindere dalla mappa): ieri sono  passato dall&#8217;Isola più o meno a ora di pranzo e *non uno* dei miei soliti  posti (quattro o cinque, ok) era aperto. Sulla mappa il numero dei  pallini farebbe pensare il contrario (così come le assicurazioni puntuali dell&#8217;amministrazione cittadina, già lette e stralette).</p>
<p>PS: <strong>Milano o Città di M.</strong>, in omaggio alla <a href="http://www.ibs.it/code/9788856500714/colaprico-piero/trilogia-della-citta.html">trilogia scritta a suo tempo da Piero Colaprico</a> (che cita scherzosamente la <a href="http://www.ibs.it/code/9788806173982/kristof-agota/trilogia-della-citta.html">Città di K.</a>; i conoscitori scuseranno la nota didattica) e soprattutto alla versione teatrale messa poi in scena da Serena Sinigaglia con una straordinaria Arianna Scommegna (la serata nella saletta al Teatro Verdi mi è rimasta stampata in testa; poco teatro per me, va bene, ma fosse sempre così quelle poche volte).</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="320" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9041243&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="320" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=9041243&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><a href="http://vimeo.com/9041243">Qui Città di M. promo</a> from <a href="http://vimeo.com/user3058233">A.T.I.R</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Propaga il meme, <strong>#cittàdiM.</strong></p>
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		<title>TV digitale terrestre, spettatori, utenti e persone</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 10:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lgalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Update (17-5-2010): oggi prime time ;) su Infoservi per una versione un poco rivista di questo post, passata e titolata come si deve. A giorni anche in Lombardia inizia lo switch-over (RAI2 e Rete4 sul digitale, poi dopo l&#8217;estate tutto &#8230; <a href="http://www.lgalli.it/it/italiano-tv-digitale-terrestre-spettatori-utenti-e-persone/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Update</strong> (17-5-2010): </em><em>oggi prime time ;) su <a href="http://www.infoservi.it/la-tv-diventa-digitale-meglio-ridere-che-e-affar-serio/4989">Infoservi </a>per una versione un poco rivista di questo post, passata e titolata come si deve.</em></p>
<p>A giorni anche in Lombardia inizia lo switch-over (RAI2 e Rete4 sul digitale, poi dopo l&#8217;estate tutto il resto). Mentre scrivo a Milano si stanno chiudendo i lavori della quinta conferenza nazionale sul digitale terrestre (<a href="http://www.google.com/search?q=quinta%20conferenza%20nazionale%20tv%20digitale%20terrestre&amp;oe=utf-8&amp;rls=org.mozilla:en-GB:official&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;tbo=u&amp;tbs=nws:1&amp;source=og&amp;sa=N&amp;hl=en&amp;tab=wn">vedi la copertura stampa</a>); qui si discute dal punto di vista dell&#8217;industria (sopra ogni cosa, la concorrenza tra Sky e Mediaset, dove ci sono i soldi veri e la tensione si taglia con il coltello), ma poi ci sono le persone là fuori. La scorsa settimana ho messo i miei 2 cent sulla cosa con un intervento a Trento per il convegno sul digitale terrestre promosso da Provincia Autonoma e Trentino In Rete in collaborazione con<a href="http://www.create-net.org"> Create-Net</a> (con cui ho già collaborato in passato) &#8212; un&#8217;iniziativa diversa, legata al territorio, ma a cui hanno aderito diversi protagonisti nazionali, tra cui Mediaset, RAI e la stessa <a href="http://www.dgtvi.it/">DGTVi</a> che ha organizzato la conferenza di Milano.</p>
<p>Dato che a Trento si invitava a ragionare su &#8220;sfide e opportunità&#8221;, ho proposto di ripartire appunto dalle persone &#8212; niente prediche eh: il mio punto è che espressioni come spettatori (<em>audience</em>) e utenti (<em>users</em>) si portano dietro una quantità di assunzioni che esprimono appunto la prospettiva dell&#8217;industria e delle tecnologie, molto meno quella delle persone (direi <em>people</em>) &#8212; sia nei media sia nell&#8217;ICT. Non so bene come fare a mettere qui la presentazione in modo che si capisca: in gran parte sono immagini, o citazioni molto brevi e così via. Incollo qui il video che ho mostrato alla fine. E&#8217; un virale quasi &#8220;vecchio&#8221; (2008) fatto in un talkshow Fox per il passaggio al digitale negli Stati Uniti &#8212; da vedere per i primi 3 minuti e rotti (in totale ne dura circa 5).</p>
<p><object id="672305" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="464" height="289" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://embed.break.com/NjcyMzA1" /><embed id="672305" type="application/x-shockwave-flash" width="464" height="289" src="http://embed.break.com/NjcyMzA1" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p><span style="font-size: xx-small;"><a href="http://www.break.com/usercontent/2009/2/Mae-Laborde-accepts-her-Hulu-Award-672305.html" target="_blank">Mae Laborde accepts her Hulu Award</a> &#8211; Watch more <a href="http://www.break.com" target="_blank">Funny Videos</a></span></p>
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		<title>Trento, &#8220;multinazionale tascabile della ricerca&#8221; (Il Sole)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 10:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lgalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fatto è che sul mercato della ricerca, Trento sta diventando un hub internazionale, una multinazionale tascabile, per usare la definizione coniata da Mediobanca per le medie imprese italiane in grado di competere su scala globale. È piccola, ma aperta &#8230; <a href="http://www.lgalli.it/it/italiano-trento-multinazionale-tascabile-della-ricerca-il-sole/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il fatto è che sul mercato della ricerca, Trento sta diventando un hub internazionale, una multinazionale tascabile, per usare la definizione coniata da Mediobanca per le medie imprese italiane in grado di competere su scala globale. È piccola, ma aperta alle reti lunghe della globalizzazione. Meticcia per posizione e vocazione.</em></p>
<p><a href="http://ow.ly/TB4Q">http://www.ilsole24ore.com/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2010/start-up-italia/</a></p>
<p>Rilancio un pezzo del Sole 24 Ore su Trento e la ricerca, con un po&#8217; di evidenza per la bella nota sul carattere &#8220;meticcio&#8221; del luogo. Potrebbe apparire strano forse, specie se si pensa al profilo severo della città, a quel tanto di rigidità della provincia (detto con la massima comprensione: ci sono nato e cresciuto in provincia). Ora non voglio farla lunga con le associazioni più ovvie, in primo luogo la vicinanza, lo scambio, gli scontri con la cultura e le nazioni di lingua tedesca. Ma non è detto che non ci sia un legame con la capacità attuale di essere più aperti e internazionali di cui parla l&#8217;articolo. Di mio l&#8217;ho sperimentato in questi mesi grazie ai progetti con gli amici e colleghi di <a href="http://www.create-net.org">Create-Net</a> (a partire da <a href="http://www.lgalli.it/vertigo-on-paper/">Vertigo</a>).</p>
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		<title>Contaminazione, design e tecnologia: report da UXConference, Lugano</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 22:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lgalli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nota: questo l&#8217;ho scritto per Infoservi, che a sua volta l&#8217;ha girato sul blog di Working Capital. Ringraziamenti per l&#8217;occasione e tutto: Alberto D&#8217;Ottavi (Infoservi rulez), Luca Mascaro e il team di Sketchin (link qui subito sotto) e Nicola per &#8230; <a href="http://www.lgalli.it/it/italiano-contaminazione-design-e-tecnologia-report-da-uxconference-lugano/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><em>Nota: questo l&#8217;ho scritto per <a href="http://www.infoservi.it/ux-conference-design-tecnologia-e-contaminazione/3479">Infoservi</a>, che a sua volta l&#8217;ha girato sul blog di <a href="http://www.workingcapital.telecomitalia.it/2009/12/design-tecnologia-e-contaminazione-a-ux-conference/">Working Capital</a>. Ringraziamenti per l&#8217;occasione e tutto: Alberto D&#8217;Ottavi (Infoservi rulez), Luca Mascaro e il team di Sketchin (link qui subito sotto) e <a href="http://www.njvitto.com/">Nicola</a> per le chiacchiere molto piacevoli durante la giornata (abbiamo fatto i compagni di banco).</em></p>
<p class="p1"><span class="s1">&#8220;Contaminazione&#8221; è stata la parola chiave, anzi la password di <a href="http://www.uxcon.com/"><span class="s2">UX conference</span></a>, appuntamento promosso dalla <a href="http://www.sketchin.ch/"><span class="s2">Sketchin</span></a> di Luca Mascaro lo scorso giovedì 3 dicembre a Lugano. Contaminazione qui vuol dire scambio, su piani diversi e combinati: scambio tra i designer e i &#8220;grigi personaggi del marketing&#8221;  (<em>kudos</em> per l&#8217;autoironia di Stefano Adami, tra i <a href="http://www.uxcon.com/speaker/"><span class="s2">relatori</span></a>), o tra i clienti e gli sviluppatori (presenti in forze, almeno a giudicare dalle grandi risate per le provocazioni di Francesco Cirillo, <a href="http://www.metodiagili.it/"><span class="s2">metodiagili.it</span></a>), ma ancora di più scambio tra utenti e aziende, gli utenti al centro della <em>user experience </em>o UX.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Inciso: a dirla tutta, anche se UX è un&#8217;espressione molto diffusa nell&#8217;industria e nell&#8217;accademia, più che di &#8220;utenti&#8221; sarebbe meglio parlare di &#8220;persone&#8221; o &#8220;individui&#8221;, tenendosi lontani dal primato implicito di macchine e sistemi nascosto nell&#8217;espressione <em>user</em> (un argomento sviluppato da Liam Bannon nel lontano 1991: <em>&#8220;the human is often reduced to being another system component&#8221;</em>; <a href="http://www.cul.dk/happiness/resources/From_Human_Factors_to_Human_Actors.pdf"><span class="s2">link al paper di riferimento</span></a>).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Come che sia, si diceva di contaminazione, <em>user experience</em> e aziende: visto che prodotti e servizi di qualunque tipo finiscono pur sempre nelle mani delle persone, lavorare sulla <em>user experience</em> forse può spingere davvero le organizzazioni a far circolare idee ed energie tra una funzione e l&#8217;altra, a far prendere aria ai silos dei dipartimenti, a fare innovazione, non per il gusto della novità, ma perché di questi tempi &#8220;se non si innova si muore&#8221; &#8211; così Massimo Pettiti, <a href="http://www.globrain.it/"><span class="s2">GloBrain</span></a>, primo <em>keynote speaker</em> della conferenza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La parabola dei servizi <em>mobile and wireless</em>, tracciata appunto da Massimo, dice qualcosa al riguardo: mentre dieci anni fa l&#8217;italianissima Omnitel sperimentava i primi portali mobili, all&#8217;epoca in cui l&#8217;industria europea aveva l&#8217;orgoglio e la spinta del primato sul GSM, oggi sui tavoli pullulano gli iPhone, e si discute della <em>resilience</em> di Nokia o dell&#8217;impatto di Android&#8230; E&#8217; girato il vento. Da qua però si riparte per cercarsi opportunità. Tra i casi citati: <a href="http://www.mobc3.com/"><span class="s2">mobc3</span></a>, <em>delivery multiplatform</em> di contenuti e altro ancora (<em>disclaimer</em>: amici comuni &#8212; di Massimo, miei e di Infoservi) e gli austriaci di <a href="http://www.wikitude.org/"><span class="s2">wikitude</span></a>, applicazione iPhone di AR-<em>Augmented Reality</em>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Dall&#8217;industria si è passati poi a una prospettiva più accademica e scientifica. Prima è arrivato Stefano Bussolon, <a href="http://www.hyperlabs.net/"><span class="s2">HyperLabs</span></a>, con un intervento sul design motivazionale. Di fronte a una Rete che ora sembrerebbe vuota senza le parole, le foto e le storie delle persone, interrogarsi per esempio sui motivi che spingono a editare le voci di Wikipedia (&#8220;odio veder scritte delle boiate&#8221;, una risposta dal pubblico), serve a illustrare un impianto teorico nel quale la progettazione e la valutazione delle tecnologie tengono sia dei valori intrinseci di tipo estetico ed emotivo, sia di quelli utilitaristici e valoriale, sul piano individuale e sociale. Stefano non me ne voglia per la semplificazione brutale: per capire meglio di che si parla rimando ai <a href="http://www.bussolon.it/"><span class="s2">suoi articoli</span></a> e a quelli citati di <a href="http://ibridazioni.com/2009/06/17/mode-motivational-design-versione-15/"><span class="s2">Gianandrea Giacoma e Davide Casali</span></a>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A seguire Monica Landoni e Marco Pasch, <a href="http://www.usi.ch/"><span class="s2">Università della Svizzera Italiana</span></a>, hanno parlato di DEDUCE, un progetto di ricerca dedicato a creare modelli e strumenti per far entrare le emozioni in modo nuovo e adeguato nelle valutazioni con gli utenti, andando oltre il piano puramente funzionale. Le emozioni sono quelle della vita di tutti i giorni, paura, soddisfazione, felicità, e così via, cristallizzate da un team di <a href="http://www.kth.se/"><span class="s2">KTH</span></a> in un set di oggetti originali, una sorta di sculture astratte, pensate per la manipolazione diretta e non per la teca del museo (questa parte del lavoro è nata nell&#8217;ambito di <a href="http://emotion-research.net/"><span class="s2">Humaine</span></a>, una &#8220;rete di eccellenza&#8221; sostenuta dalla Commissione Europea). DEDUCE ora sta portando questi oggetti nelle aule delle scuole per sviluppare la ricerca con i bambini. Sarà molto interessante scoprire che ne verrà fuori.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le interfacce &#8220;gestuali&#8221; (tento di tradurre <em>gestural interfaces</em>) sono state anche al centro della presentazione di Elisa Rubegni, sempre dell&#8217;<a href="http://www.usi.ch/"><span class="s2">Università della Svizzera Italiana</span></a>. Richiamandosi a un artefatto antico e comune come la fontana della piazza pubblica, Elisa ha reso conto delle ricerche del progetto <a href="http://www.arsnovasiena.it/wironi/?q=it/node/1"><span class="s2">Wi-Roni </span></a>attorno a un prototipo di totem interattivo per un parco nei pressi di Siena; il totem permette un&#8217;interazione naturale ed espressiva messa a punto attraverso sperimentazioni condotte con le persone a cui è destinato.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La platea però si è scaldata soprattutto quando è salito sul palco Francesco Cirillo, inventore tra l&#8217;altro della <a href="http://www.pomodorotechnique.com/"><span class="s2">&#8220;tecnica del pomodoro&#8221;</span></a> (e c&#8217;era davvero un <em>timer</em>-pomodoro a battere il tempo di tutti i relatori). Francesco ha attaccato sbattendo in proiezione una schermata di codice tutt&#8217;altro che agile e chiaro, il bersaglio tipico della <a href="http://www.antiifcampaign.com/"><span class="s2">Campagna Anti If</span></a>, ed è andato avanti saltando con molta efficacia tra la discussione seria (differenza tra software e tradizionale prodotto industriale, principi e valori del design emergente, un esempio <em>live</em> di applicazione a un caso di sviluppo) e i quadretti alla Dilbert sulla vita quotidiana di chi fa il codice (&#8220;Avete fatto l&#8217;analisi? Sì, un <em>minimo</em> di analisi&#8221;, &#8220;Facile=la prima cosa che mi viene in mente&#8221; e via di questo passo). Uno dei punti cruciali è la consapevolezza e la gestione della complessità: in questa visione, la linea guida fondamentale è abbassare la complessità del sistema, diminuendo la complessità di ogni nuova funzione da introdurre e muovendosi secondo una logica incrementale in grado di offrire risultati significativi anche molto presto nel ciclo di sviluppo. Uno strumento essenziale in questo senso sono le <em>user stories</em>, le narrative costruite con le persone a cui è destinato il sistema, prese come uno snodo centrale del dialogo tra il team di sviluppo e i suoi interlocutori. Mi sarebbe piaciuto andare più a fondo sull&#8217;argomento, come ho tentato con un breve scambio con Francesco nelle domande finali, ma il tempo era poco (il temibile pomodoro era già suonato da un po&#8217; &#8212; comunque prima della fine della presentazione, Francesco <em>docet</em>).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Luca Mascaro ha aggiunto una prospettiva importante sul tema: il mondo UX si è avvicinato in tempi relativamente recenti all&#8217;approccio <em>agile</em>, avendo sviluppato metodi e tecniche in contesti dominati di norma dai tradizionali approcci a cascata (<em>waterfall</em>) o iterativi. Si tratta quindi di dare forma a modellli e pratiche di <em>agile UX</em> (suggerisco per esempio <a href="http://www.agileproductdesign.com/useful_papers/beyer_rapid_cd.pdf"><span class="s2">l&#8217;articolo di Hugh Beyer, Karen Holtzblatt e Lisa Baker sul <em>Rapid Contextual Design</em></span></a>).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">L&#8217;apertura della cultura UX peraltro è questione più generale: in un intervento registrato Federico Fasce e Marina Rossi (<a href="http://urustar.net/"><span class="s2">Urustar)</span></a> hanno mostrato come metodi e tecniche di progettazione del <em>game design</em> possano trovare applicazione nell&#8217;ambito più ampio della progettazione per soluzioni, social network e servizi online.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Lo spirito aperto e pratico della contaminazione, il piacere, il divertimento e il senso dello scambio è forse riuscito a intercettarli al meglio Leandro Agrò (<a href="http://www.widetag.com/"><span class="s2">WideTag</span></a>, blogger su <a href="http://www.leeander.com/"><span class="s2">Leeander</span></a>) specie quando ha iniziato a illustrare &#8220;l&#8217;Internet delle cose&#8221; (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Internet_of_Things"><span class="s2"><em>Internet of Things</em>)</span></a> con <em>hacking</em> giocosi come <a href="http://www.widetag.com/projects/icrocco/"><span class="s2">iCrocco</span></a>, un piccolo coccodrillo USB, o l&#8217;operazione &#8220;a cuore aperto&#8221; sul banco del garage per trasformare un prototipo di iCrocco in un &#8220;iTopo&#8221;, un vero pupazzetto Ikea a forma di topo mutato in un<em> electronic pet</em> (&#8220;Net &amp; Pet&#8221;, tecnologia ed emozioni, ha detto Dario Violi in video; e va ripreso anche l&#8217;omaggio all&#8217;<a href="http://ikeahacker.blogspot.com/"><span class="s2">Ikea hacking</span></a>).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Su un piano diverso, un mix analogo di design, ingegneria e  innovazione si riconosce anche in <a href="http://www.widetag.com/technology/openspime/"><span class="s2">OpenSpime</span></a>, &#8220;hardware sociale&#8221; per rilevare i livelli di CO2 nell&#8217;ambiente. L&#8217;integrazione della Rete nel mondo reale dovrebbe far fiorire un intero universo di applicazioni capaci di sfruttare gli enormi flussi di dati generati dalla sensoristica a bordo dei dispositivi più diffusi (di nuovo, basta pensare agli <em>smart phone</em>); il passo successivo è strutturare questi flussi in processi di raccolta massivi e distribuiti, costruendo su queste basi informazioni e conoscenze per una migliore organizzazione dei servizi e della vita quotidiana.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">A proposito di quotidiano, Fabio Sergio (<a href="http://www.frogdesign.com/"><span class="s2">Frog Design</span></a>, blog e altro su <a href="http://www.freegorifero.com/"><span class="s2">Freegorifero</span></a>)  ha presentato una rassegna molto ricca e affascinante su corpo e tecnologia, un grande tema sia della cultura pop (<em>Singing the body electric</em>, il titolo della presentazione, cita quello di un album degli anni Settanta dei Weather Report) sia di quella alta (nella prima<em> slide</em> c&#8217;era l&#8217;Uomo Leonardesco!). Dalla macchina medicale del Dr.McCoy di <em>Star Trek</em> all&#8217;occhio elettronico di <a href="http://eyeborg.blogspot.com/"><span class="s2">Rob &#8220;Eyeborg&#8221; Spence</span></a>, passando per i più sofistificati supporti auditivi oggi disponibili sul mercato (<a href="http://www.lyrichearing.com/"><span class="s2">Lyric Hearing</span></a> tra gli altri), e molte altre sperimentazioni di punta, Fabio ha argomentato sulle possibilità dischiuse da queste &#8220;ombre di dati&#8221;,<em> information shadows </em>(Mike Kuniavsky, ex Adaptive Path, ora <a href="http://thingm.com/"><span class="s2">ThingM</span></a>) prodotte dal nostro corpo, sia esso &#8220;sano&#8221; o affetto da un qualche disturbo, nel momento in cui è innervato dalle tecnologie digitali. Le reti sociali e le loro dinamiche di osservazione, partecipazione e controllo potrebbero far nascere forme originali di supporto virtuoso e collaborativo, simili a quelle che si riscontrano già oggi sui social network dedicati o promossi dagli stessi pazienti. E se è vero che una generica preoccupazione sulla privacy può sembrare fuori luogo (Fabio ha minacciato scherzose ritorsioni contro chi avesse sollevato il punto &#8211; ritorsioni fisiche, non a caso), è certo che per diffondere queste tecnologie bisognerà rispondere alle ansie che sollevano e affrontare un grande cambiamento culturale nelle organizzazioni che dovranno promuoverle (medici, cliniche, burocrazie, regolatori).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Cambiamento e gestione del cambiamento (<em>change management</em>) sono stati del resto il punto di arrivo della presentazione di <a href="http://www.brugnoli.net/"><span class="s2">Gianluca Brugnoli</span></a>, Politecnico di Milano e collega di Fabio in Frog Design. Il design inteso come la progettazione dei processi dal punto di vista dell&#8217;utente richiede che ingegneri e uomini di business, magari proprio attraverso la mediazione dei designer, ritrovino un ambito comune di collaborazione (un tema discusso anche da <a href="http://www.memibeltrame.ch/"><span class="s2">Memi Beltrame</span></a>, sempre tra i <a href="http://www.uxcon.com/speaker/"><span class="s2">relatori</span></a>, <em>interaction designer</em> a <a href="http://www.liip.ch/"><span class="s2">Liip</span></a>). Sviluppare servizi utili e soddisfacenti per le persone, servizi di qualità, ha detto Gianluca, richiede che l&#8217;intervento del progetto sia sul piano &#8220;duro&#8221; e di sostanza dei processi e delle tecnologie, e non solo su quello dei <em>touch points</em>, i punti di contatto fisico, interattivo o meno, su cui si è concentrato in particolare il design dei servizi (<em>service design</em>).</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ora, se c&#8217;è un ambito dove vorremmo vedere di più all&#8217;opera questo tipo di cultura è di nuovo quello dei servizi <em>mobile and wireless</em>, come ha riconosciuto per primo Alessandro Galetto (<a href="http://www.tre.it/"><span class="s2">3</span></a>, blogger su <a href="http://www.baloss.com/"><span class="s2">Baloss</span></a> e <a href="http://www.dotdust.com/"><span class="s2">Dotdust</span></a>). Divise tra l&#8217;incubo di restare schiacciate nella pura gestione del traffico dati (<em>&#8220;bit-pipe nightmare&#8221;</em>), e l&#8217;ambizione di guidare le trasformazioni della mobilità, le telco, ha riconosciuto Alessandro, si dibattono tra l&#8217;attenzione ai servizi di massa, che fanno ancora grandi risultati economici, e la necessità di innovare per gli utenti già immersi nella <em>mobile Internet</em> (nota di costume <em>non sponsorizzata</em> da Apple: la quantità di iPhone in sala, come ha notato Leandro, era piuttosto impressionante). Una delle sfide più calde in questo senso è ripensare i social network alla luce della mobilità, ritrovando magari quella capacità di innovare radicalmente che avrà stupito i giornalisti presenti nel 1973 alla prima dimostrazione di una telefonata mobile, evocata da Alessandro all&#8217;inizio del suo intervento. Me li immagino mentre fanno &#8220;Wow!&#8221; di fronte a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Martin_Cooper_%28inventor%29"><span class="s2">Martin Cooper</span></a>, pensando ai non pochi ricchi <em>executive</em> che se ne sarebbero dotati negli anni a venire. Oggi che il telefono serve a ben altro, dalla foto &#8220;aumentata&#8221; della piazza d&#8217;arte al massaggio continuo della nostra rete sociale, credo che faranno bene a tutti altre iniezioni massicce di cultura del progetto, con dosi abbondanti di UX &#8212; e buona memoria del fatto che si sta parlando di persone, prima che di <em>users</em>.<span class="Apple-converted-space"> </span></span></p>
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